Sorelle

La Carmelitana Minore della Carità, per la sua consacrazione, diventa quella lampada che tiene accesa la fede e la lode di Dio nella Casa.
Quindi ha come scopo la continua ricerca di Dio, propria della spiritualità carmelitana, e il perenne servizio di Lui, attraverso la Parola, l’Eucaristia e i Poveri.

16 luglio 1942, Madonna del Carmine, patrona di Fontanaluccia: tre le ragazze che già prestano servizio alla Casa ricevono l’abito di Carmelitane Minori della Carità le prime tre suore, sr. Maria del Carmine, sr. Giuseppina della Croce e sr. Gemma di S. Teresa di Gesù cui si aggiungerà l’8 settembre la quarta, sr. Lucia di S. Teresa di Gesù Bambino.

E’ l’avverarsi del mandato del Vescovo Mons. Brettoni che a Don Mario in ricerca di un ordine religioso adatto aveva detto: “Falle tu le suore!.
Queste suore erano ragazze che si erano rese disponibili al servizio ai poveri dell’Ospizio e proprio attraverso di loro avevano scoperto la chiamata del Signore ad una vita consacrata.
Dice il primo regolamento del 1941

… Consapevoli del grande favore a noi fatto dal Buon Dio, di averci chiamato ad amarlo nei sofferenti, con la benedizione dell’Angelo della Diocesi e con l’unica promessa di voto, ci consacriamo al regale servizio degli infelici di qualsiasi specie, che la Provvidenza vorrà mandare al povero Ospizio di S. Lucia…

4 – primo Regolamento documento A del 1941

I primi anni dopo la vestizione, le suore li trascorsero all’Ospizio, facendo vita di famiglia con i poveri e cercando di crescere nella vita di consacrazione, affidate alla paternità di Don Mario.

Sono anni belli in cui sperimentano la Bontà del Signore, la sua Provvidenza e, con la guida di Don Mario, iniziano a penetrare nella spiritualità della Carmelitana Minore. Sono anche anni difficili per la povertà, per i disagi della guerra. Oltre ad essere sorelle dei poveri, ospiti della Casa, si trovano a dover assistere, portando loro da mangiare, i partigiani, datisi alla macchia nei boschi, a fare le infermiere e le sorelle dei feriti partigiani, tedeschi, americani, ecc. rifugiati all’Ospizio.

Subito dopo la guerra,cominciano ad arrivare altre ragazze segno evidente che è giunto il momento in cui la Casa della Carità può partire per portare il suo messaggio.
Le suore fanno un po’ fatica a capire questa loro separazione, però in spirito di obbedienza, nel 1948 Sr. Gemma e Sr. Giuseppina partono con un ospite per aprire a S. Giovanni di Querciola la Casa della Carità.
Poi sempre con due suore e un ospite si apriranno le Case di Sassuolo e di Cella e via via tutte le altre.

E’ significativo il fatto che fin dall’inizio le suore partono solo in due e in compagnia di un’ospite per aprire le Case: la Carmelitana Minore della Carità fa comunità con le persone che il Signore le manda, con tutti quelli che vivono nella Casa della Carità. Visto l’allargarsi della famiglia, l’11 febbraio 1956 Mons. Socche emana il Decreto di approvazione del Regolamento provvisorio, dando così a questo “Ramo” il riconoscimento ufficiale della S. Chiesa: “… La Pia Congregazione ha dato di sé una buona prova, poiché ha di anno in anno aumentato il numero dei suoi membri, e fondato in Diocesi varie opere di carità, assai promettenti: riteniamo perciò opportuno suffragarla della nostra Autorità Vescovile a maggiore sua stabilità ed incremento …”. (dal Decreto Vescovile dell’11/2/1956).

In questo stesso anno 1956 c’è il primo Capitolo Generale delle suore e il Vescovo il 28/9 dello stesso anno va a Fontanaluccia e alla sua presenza le prime suore rinnovano i voti per tre anni.
E’ il primo momento ufficiale in cui la Chiesa riconosce il “Ramo” delle Carmelitane Minori.

Il 2/10/1959 fanno i voti perpetui le prime 8 suore: Suor Maria del Carmine, Suor Gemma di S. Teresa di Gesù, Suor Giuseppina della Croce, Suor Lucia di Santa Teresa di Gesù Bambino, Suor Teresa dell’Immacolata, Ssuor Giovanna di San Gaetano, Suor Pia di Sant’Anna, Suor Elisabetta della SS. Trinità.

Gli anni seguenti sono tutti una testimonianza del diffondersi della Casa della Carità e quindi delle Carmelitane Minori: questo allargarsi richiede una formazione più solida delle suore.

All’inizio la preparazione si fa stando nella Casa e vivendo con le suore, imparando dalla loro vita.
Poi il Regolamento stabilisce:

 

… il noviziato si farà metà a Reggio nella Chiesa di S. Girolamo concessa all’uopo dalla Ven.le Confraternita e metà a Fontanaluccia, culla della Congregazione Mariana e precisamente: da fine settembre (dopo gli Esercizi Spirituali) all’Annunciazione (25 Marzo) a Fontanaluccia; dal 26 marzo agli Esercizi Spirituali di settembre a Reggio. Volutamente si preferisce un inverno a Fontanaluccia per un’esperienza di disagio particolare di alta montagna, atta anche a temprare bene il carattere

dall’art. 20 della Regola 1956

Dal ‘61 al ‘65 si riesce a mantenere questo stile di noviziato con una maestra che segue le novizie.

Dopo questi anni Don Mario cerca di fare un noviziato con uno stile nuovo. Prova a portare la sede a Pietravolta, dove le novizie vivono in comunità tra di loro in una vita di preghiera e di silenzio, seguite direttamente da Don Mario.

Questa esperienza però non continua e il noviziato ricomincia nelle Case, a Fontanaluccia, dove le novizie vengono guidate da Sr. Maria per quel che riguarda la Casa e da Don Mario per la formazione della spiritualità della Carmelitana Minore.

Sono tutti tentativi che portano poi Don Mario ad avere un’idea chiara su come deve essere il noviziato per noi.

 

… è necessario cambiare la nostra mentalità, il modo di vivere la nostra vita, insomma com’è necessario vivere secondo la fede e non secondo il mondo. Questo noviziato dovrà essere un periodo di allenamento a vivere la nostra vita interiore in contemplazione continua durante qualsiasi momento della giornata. E’ necessario per questo entrare nella “capsula spaziale” e cioè creare un ambiente ideale per questo allenamento; un ambiente che non lasci penetrare il mondo con la sua mentalità, in cui ci si alleni al silenzio (in determinati tempi e determinati luoghi), all’obbedienza, alla schiettezza, alla lealtà, alla limpidezza, al non agire con superficialità e con sentimento umano e così essere liberi di dentro per poter arrivare alla preghiera, alla lode, alla contemplazione continua.

da appunti del 25/8/1979

Inizia un noviziato nuovo. Le novizie vivono con la maestra inserite nella Casa della Carità e seguite molto da vicino da Don Mario.

Con l’esperienza degli anni però si vede sempre più chiara l’esigenza di una Casa per il noviziato, dove le novizie possano avere la loro sede, per poter essere più seguite e partecipare agli incontri di formazione.

Il Prof. Chesi offre un appartamento in via Gabbi che diventa la prima sede del noviziato (“Casa della Madonna”).

E’ una sede provvisoria in attesa che sia pronto l’appartamento nella parrocchia di S. Teresa.

Il 25 gennaio 1986 si apre la nuova Casa del Noviziato. Il diffondesi delle Case della Carità le fa arrivare anche in missione.

Il 24 novembre 1967 parte la prima equipe reggiana guidata da Don Mario per il Madagascar: è formata da due sacerdoti, tre Carmelitane Minori e cinque laici, con la consegna del Crocifisso e la Benedizione del Vescovo.

Nel 1969 si apre la prima Casa della Carità, piccolo seme che frutterà il nascere di tante vocazioni: la prima sarà suor Jeanne D’Arc dell B.V. della Ghiara e farà la vestizione il 24/4/1971.

Nel 1975 le Carmelitane Minori della Carità partono per una nuova missione: l’India, dove Fr. Romano era presente dal 1972. Per i primi tempi vivono con le suore del P.I.M.E. nel loro lebbrosario alla periferia di Bombay.

Lebbrosario con il quale la Diocesi di Reggio Emilia si è impegnata a collaborare.

Il 24 giugno del 1980 a Versova si apre la Casa della Carità con l’Adorazione perpetua. Il 1° ottobre del 1987 fanno la vestizione le prime due suore indiane: suor M. Jiuliana e suor Maria Goretti.

Un sogno di don Mario fin dai primi anni dell’Ospizio è:

 

… ad ogni corona completa una Casa di Clausura per il rifornimento delle Case e come oasi temporanea ‘la Casa della Preghiera’…

14 – “La corona della Regina del Carmelo” del 21/5/53

Sempre nel 1953 Don Giovanni Riverberi rispondendo ad una lettera di don Maio scrive: “Bello e d’attuarsi subito, ma subito la Casa di clausura” (28/13/53); in un’altra senza data, ma pare dello stesso periodo: “faccia presto a trovare un posticino per le suore di clausura, queste saranno i parafulmini e sulle Case della Carità e sulle iniziative…”.

Nel 1959 al Capitolo Generale delle suore è all’ordine del giorno l’argomento. Nella discussione sorge il timore che potrebbe nascere una discriminazione tra suore di vita attiva e di vita contemplativa.

Ma parlandone, si risolve il problema, pensando che ci può essere la possibilità di un avvicendamento e si precisa poi che: “ognuna che entra fra le Carmelitane Minori deve impegnarsi ad accettare anche questo proposito l’obbedienza che i superiori daranno loro”. (dal Verbale del II° Capitolo Generale delle Carmelitane Minori della Carità tenuto in S. Girolamo il giorno del Santi Angeli Custodi 1959).

Le suore, invitate a votare, aderiscono unanimemente per alzata di mano alla costituzione della Casa della Preghiera e alle suore di semi-clausura. (cfr. Verbale del II° Capitolo Generale delle Carmelitane Minori della Carità tenuto in S. Girolamo il giorno dei santi Angeli Custodi 1959).

Soltanto nel 1970 si realizza il sogno della Casa della Preghiera, ma non ancora le suore di semi-clausura.
Come desiderato da don Mario: forse i tempi non sono ancora maturi.
Si trova la soluzione di iniziare con la presenza continua di una suora e di altre due che a turno, secondo un calendario prestabilito, faranno le loro settimane di preghiera.

Anche se questa “specializzazione” della Carmelitana Minore della Carità cronologicamente nasce per ultima, si pone alla base della vita delle nostre Case e della consacrazione della Carmelitana Minore della Carità.

La vocazione della suora di semi-clausura non è un’altra o una diversa dalla Carmelitana Minore: è infatti la vocazione a vivere in pienezza la contemplazione, la centralità di Dio, il suo primato … vocazione quindi che ogni Carmelitana Minore tende a vivere anche all’interno delle Case. Se però il primato di Dio la preghiera e la contemplazione sono fondamentali nella vita della Casa della Carità ci vuole almeno qualcuno che vi si dedichi in un modo particolare e completo a nome di tutti e a servizio di tutti….

Così crescerà anche il livello nelle singole Case; non solo ma la vita di chi sta alla Casa della Preghiera sarà aiuto ed alimento alla vita e al lavoro di chi è nelle Case, allo stesso modo di Mosè, che dal monte contribuiva più che efficacemente all’opera di chi lottava nella valle (vedi lettera delle sorelle del Consiglio del 7/4/87).

Nell’immagine del bimbo esse saranno il cuore che permette la vita di tutto il corpo:

…Prima dobbiamo vedere com’è il bambino, che non è ancora completo; occorrono le 15 Case, la Casa di Preghiera (cuore), la missione (polmoni)…

dal diario del 2 maggio 1961

La Carmelitana Minore della Carità è chiamata a questa vocazione da un atto di amore, di misericordia del Signore: da Lui ha ricevuto il dono di seguirlo più da vicino in una donazione e consacrazione a Lui nei poveri.
L’articolo 13 della Regola del 1956 dice:

Chiamata dalla divina Bontà al Regale Servizio di Gesù Cristo nei fratelli sofferenti e alla imitazione più completa della divina Madre…

La Carmelitana Minore della Carità vive la sua consacrazione, la sua unione con Dio nella Casa della Carità che è il suo Carmelo, la sua clausura. Interiorizza talmente la Casa che se la porta dietro ovunque va “come fa la lumaca”, (diceva Don Mario in una lezione di noviziato).

Per la sua consacrazione diventa quella lampada che tiene accesa la fede e la lode di Dio nella Casa.

Quindi ha come scopo la continua ricerca di Dio, propria della spiritualità carmelitana, e il perenne servizio di Lui, attraverso la sua Parola, l’Eucaristia e i Poveri.

Si pone quindi alla sequela di Gesù e con il suo aiuto cerca i poveri, perché in loro Dio continua a manifestarsi.

Intanto il seme dei Fratelli in Madagascar porta i primi frutti: due giovani, Maximin e Pascal, dopo il noviziato in Italia, diventano Fratelli il 23 settembre 1988.
Il 7 ottobre 1986, giorno della Madonna del Rosario, frutto dell’amore e della sofferenza di Don Mario, si apre ad Albinea la Casa di Preghiera dei Fratelli.

… stile e servizio ai fratelli più poveri nei quali come nella Parola e nell’Eucaristia vi è tutto Cristo: si serve, si adora, si celebra, si loda Dio in loro, con gioia e con premura come per la Parola e nell’Eucaristia. E si cerca Dio in loro come si cerca nella Parola e nell’Eucaristia. E si usano i poveri come si usa della Parola e dell’Eucaristia. Quindi si cerca di mettere tutto il culto e la Liturgia che si ha per la Parola e l’Eucaristia anche per i poveri…

26 – scritto del 27/9/72

La giornata della Carmelitana Minore trascorre facendo famiglia coi poveri diventando per loro mamma o sorella o figlia e ad imitazione di Maria che vive con Gesù, lo ama, lo adora, lo serve, lo ascolta.

La Carmelitana Minore vive con i fratelli poveri, prega con loro, mangia con loro, si ricrea con loro: li ama, li ascolta, li serve vedendo in loro Gesù e nello stesso tempo li assiste, li conforta, li aiuta a camminare nella fede e li prepara all’incontro con il Signore.

Dai poveri impara a vivere nel sacrificio, nel silenzio, e nella solitudine e a vivere il Carmelo sul monte della sofferenza e nell’abbandono e nella fiducia nel Signore.

La consacrazione e la vita di unione con Gesù anche attraverso i poveri porta ad essere testimoni di gioia la Carmelitana Minore nella Casa della Carità cerca di essere questa testimone, questa luce di fede sempre accesa, che accogliendo la misericordia del Signore esulta di gioia, vive nella fiducia nella Provvidenza, mette Dio al primo posto in ogni momento, in ogni situazione per salvaguardare così anche la consacrazione della Casa, non lasciando entrare la mentalità del mondo.

Desidera che l’amore del Signore arrivi a tutti.

i rami

I Congregati pur essendo distinti nei vari Rami germogliati dalle diverse chiamate alla sequela di Cristo, sono uniti dalla comune radice battesimale e dalla partecipazione allo spirito delle Case della Carità, alle tre mense della Parola, dell’Eucaristia e dei Poveri…

decreto di approvazione del 1987

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