Secolari

Laici e laiche che si consacrano a Dio e alla Chiesa con i voti semplici e privati di povertà, castità e obbedienza, rimanendo quello che sono a casa loro, nelle loro professioni, nel loro mondo e cercando Cristo nei poveri e ammalati per crescere nell’umanità e nella cristianità personale.

Se anche non abbiamo una storia scritta del Ramo dei Secolari, questo fonda le sue radici indietro nel tempo. 

Già nei primi anni si trovano riflessioni tra gli scritti di Don Mario che fanno storia e che dimostrano chiaramente che Don Mario lo aveva già in mente fin dagli inizi e che probabilmente, almeno al principio, le stesse suore potevano essere “Istituto Secolare”. 

Le attuali figliole sono undici e qualche aspirante. Sono disposte ad accettare un regime di vita più canonico e lo desiderano. Mi pare però che non pensino ad una Congregazione Religiosa. Almeno io non ci penso, anche se qualche aspetto occasionale ha potuto far pensare altri a ciò. Penso piuttosto ad un Istituto Secolare o senz’altro ad una Federazione di Istituti Secolari che abbiano uno spirito come ho cercato di chiarire sopra. Certo penserei ad uno maschile formato da qualche Sacerdote e di laici e ad uno femminile federati tra loro in una eventuale “Opera di Servizio Sociale” o “Opera per la comunità cristiana” o di altro nome che avesse pressappoco quegli scopi…

9 – “La Casa della Carità” 24/11/1951

Confraternita delle Carmelitane delle Carità. Pio istituto o società di anime religiose che si consacrano a Dio e alla Chiesa con i voti semplici e privati di povertà, castità e obbedienza per la gloria di Dio e della Regina del Carmelo, e per la propria santificazione, nella posizione permanente di disponibilità e di servizio per tutti i bisogni di carattere transitorio che possono presentarsi in una parrocchia o in un gruppo di parrocchie a cui non sia provveduto e non si possa in breve tempo provvedere stabilmente = purchè questo sia compatibile con lo stato e la condizione di consorelle – purchè vi sia il nucleo base di un gruppo di poveri da assistere e curare = per il Culto della Carità. Un tipo di Istituto Secolare che consenta ad un certo numero di membri che lo chiedano esplicitamente di vestire l’abito della Confraternita e per gli altri membri di conservare l’abito civile …

14 – “La ‘Corona’ della Madonna” 11/4/1955

Prima ancora di questi due scritti ce ne sono altri due: “Se Dio lo volesse” che non ha data precisa ma sembra dei tempi del seminario o dei primi anni del sacerdozio in cui Don Mario dice: 

… E i medici non potrebbero essere dei nostri?
Una specie di frati laici, ma nostri, cioè pieni di queste idee della carità?
Come si aiuta il seminarista, non si potrebbe costituire dei collegi medici con criteri analoghi al seminario?
‘Certo Dio è onnipotente !!!!!

2 – “Se Dio volesse” senza data

e “L’Opera del Servizio Sociale” probabilmente nel 1947, che riportiamo integralmente, ma con alcune parole poco chiare, nel quale ci sono spunti che fanno intravedere dei riferimenti buoni per il formarsi dei Secolari.

Un complesso di persone con particolari attitudini e un complesso di attività o realizzazioni in mano alla Chiesa e quindi al Vescovo diocesano pronti a dare il loro modesto servizio nella diffusione del Regno di Dio. L’opera deve godere di una certa comprensione da parte anche dei poteri civili, delle istituzioni civiche e deve poter essere richiesta e usata per il servizio sociale e le attività a cui può dedicarsi che sono le più svariate. Tutti i bisogni nuovi e vecchi che si presentano nella vita vissuta della Chiesa. C’è però un ordine tassativo di prelazione – prima (io direi …) tutto quanto riguarda i poveri, gli umili, gli abbandonati, gli operai di qualsiasi categoria, o credo, o idea politica – i bracc. (braccianti) ecc… che non trovino già una conveniente assistenza e sistemazione da parte degli innumerevoli istituzioni che in ogni tempo hanno denunziato la meravigliosa fecondità della Chiesa. Per tutte le istituzioni esistenti l’opera deve avere un rispetto e una venerazione molto grandi e conservare con tutte, con ogni sforzo, i migliori rapporti di carità… (In generale mi pare che non siano mai le opere ad essere in contrasto fra loro ma gli uomini che le suscitano e le guidano che a volte, il Buon Dio permette che non vedano i fini stupendi che tutte le lega quando sono opera Sua).

7 – “l’Opera del Servizio Sociale (come la penso e vedo io)” senza data

Nel ‘61 Don Mario scrive:

Il mondo ha bisogno: di luce = verità Cristo di calore = soprattutto = carità ‘Veritatem facientes in Charitate’ (la Verità si fa nella Carità) ‘Et nos credidimus Charitati’ (e noi abbiamo creduto nella Carità) ‘Questo è il mio Comandamento: amatevi come io vi ho amati’ ‘In questo conosceranno che siete dei miei’ Ed erano unitamente perseveranti nell’orazione con Maria Madre di Gesù.
1) Portare fuori questa roba = più con una pratica di testimonianza che con un insegnamento.
2) Riempirsi quindi di quelle cose.
3) Liberarsi da ogni sorta di legame, impegni, preoccupazioni di ogni sorta, per essere veramente sciolti e liberi e disponibili a tutto.
4) Questa liberazione viene operata con l’assorbimento dello Spirito Evangelico dei voti di castità – povertà – obbedienza.
5) La propria casa è la Casa della Carità – la propria famiglia è quella dei poveri = si fa tutto per loro – vivendo per loro – lavorando, studiando, guadagnando per loro – la prima pratica al servizio sociale si fa con loro e a loro – la Casa provvederà a tutti i bisogni ed esigenze dei membri.
6) Dopo una adeguata preparazione ci si pone a disposizione della Santa Chiesa, del Vescovo, dei parroci – per qualsiasi prestazione venga richiesta.
7) La propria opera può offrirsi alla Chiesa o temporaneamente o perpetuamente (dopo esperimenti temporanei).
8) La preparazione professionale, viene fatta con apposite scuole, lezioni, corsi e pratica.
9) La vita vera sarà alimentata dalla S. Messa, Comunione, Rosario, meditazione, esame, possibilmente ogni giorno – con Ritiri rigorosi ogni mese – con esercizi spir. ogni anno.

22 – “Opera del servizio Sociale” 27/12/61

L’ansia evangelica che è nel cuore di Don Mario non è mai a riposo, è alla ricerca continua di modi, di strade per poter arrivare ovunque a seminare lo spirito della Casa della Carità perché tutti possano conoscere il Signore, perché il mondo possa essere trasformato in una grande Civiltà dell’Amore.

Ogni sua ansia anche se sopita o rimasta nel silenzio nel suo cuore prima o poi rispunterà messa più a fuoco, più chiara, forse anche più sofferta. Infatti la sua vecchia illuminazione dei secolari ritorna fuori con una spinta nuova. 
Anche lui è sorpreso e il 26/7/1980 chiedendosi se quella idea è nuova o non lo è scrive:

S. Anna” “46.mo della prima Messa cantata qui: una idea… nuova? Non lo so: lo è e non lo è. Accanto a … tutto il resto: un gruppo impegnato di laici e laiche che restano quello che sono a Casa loro, nelle loro professioni, nel loro mondo, cercano Gesù Cristo nei poveri, ammalati, handicappati. Principi: crescere nell’umanità 1) e nella cristianità personale
2) vedersi una volta al mese per una Messa e incontro (anche di notte se non è possibile un altro momento)

44 – “S. Anna” 26/7/1980

Cerca poi di andare sempre più a fondo in questa sua idea e il 7/3/1981 scrive il suo pensiero su come vede la vocazione del secolare

… 1) la Fede e convinzione di chi intende consacrarsi nel mondo, deve essere più viva, più profonda, più conosciuta più convinta di prima …
5) una continua verifica e revisione di vita e di mentalità si imporrà al ‘consacrato nel mondo’ (per non essere del ‘mondo’) che importa un impegno maggiore con Cristo e la Chiesa! Non certo facile!! … cerco anzi di vedere una profonda ma nuova, indicazione della Chiesa ispirata e guidata dallo Spirito Santo; ma delicata, specializzata, contenuta (almeno nella fase … preparatoria dei soggetti) limitata a una elite, cioè a pochi, a scelti, a molto provati e collaudati soggetti ecc. ecc. ecc.

45 – “Segue: Istituto Secolare” 7/3/1981

Il 26/7/1982 Don Mario celebra in S. Teresa una S. Messa invitando alcune ragazze che gli sembrano “indiziate” per questo tipo di vocazione (tutte di nome Anna) per gettare il primissimo seme di questo ramo. 

Sarà Don Luigi, Fratello Sacerdote, che il 1° Aprile 1989, sostenuto da tutta la famiglia, inizierà il primo incontro con alcune ragazze e ragazzi nella Casa del Noviziato in S. Teresa iniziando con la S. Messa, come segno della centralità dell’Eucaristia nella vocazione di secolare della Congregazione Mariana delle Case della Carità e gettando le prime basi. 

E’ un dono, un’eredità anche questa che don Mario ha lasciato.
Nel 1983 parlando della vocazione carmelitana delle suore e dei fratelli scrive:

Non è escluso che si possa arrivare a questa consacrazione completa al Signore nei poveri anche rimanendo nello stato laicale come le nuove molteplici forme degli Istituti Secolari … quest’ultima ‘forma di vita’ per laici consacrati nel mondo … avranno particolari norme di vita, come ne potranno avere, legati alla Casa o anche fuori … rimane costante l’aspirazione e il cammino di perfezione e di Santità che è ben dichiarato nel cap. 5 della ‘Lumen Gentium’ …

32 – “Come nasce la Casa” 25/7/83

i rami

I Congregati pur essendo distinti nei vari Rami germogliati dalle diverse chiamate alla sequela di Cristo, sono uniti dalla comune radice battesimale e dalla partecipazione allo spirito delle Case della Carità, alle tre mense della Parola, dell’Eucaristia e dei Poveri…

decreto di approvazione del 1987

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