Fratelli

Il Fratello della Carità pone sempre al primo posto Dio, perché illumini e armonizzi tutta la vita e la sua giornata è scandita da momenti di preghiera, di lode a Dio e di servizio ai fratelli.

Possiamo dedurre che i Fratelli della Carità fossero nel cuore di Don Mario già agli inizi.
E’ negli scritti del 1947 che lui ne parla, delineando la loro vocazione all’interno della parrocchia.
Infatti:

I Fratelli o le Sorelle della Carità vanno nelle parrocchie ad aprire l’Ospizio o Casa della Carità raccogliendo i più abbandonati e sofferenti della parrocchia: e poi si prestano a qualsiasi attività che sia utile o richiesta nella parrocchia

Formula accettata” 29/8/1947 – 6 –

E’ dello stesso periodo, ma non con data precisa, uno scritto in cui Don Mario cerca di fare un abbozzo di regolamento unico per i Fratelli e le Sorelle della Carità.

… Dio è Amore … La Casa è retta e governata da personale maschile e femminile … il regime di vita che i Fratelli o le Sorelle della Carità avranno fra di loro è quello religioso secondo lo spirito della Costituzione Apostolica “Provvida Mater Ecclesia”…

10 – doc. D “Dio è Amore” senza data

Nel 1959-60 c’è il primo tentativo di partire con un gruppo di fratelli, all’Ospizio di Fontanaluccia, ma finì nel 1963.
Nel settembre del 1972 viene presentato al Vescovo un gruppo di giovani da cui sorgeranno i primi Fratelli della Carità: nel diario di quella giornata Don Mario scrive:

Ufficio con suore: S. Vincenzo! Letture molto adatte. Salmo 100. Mi metto a scrivere dei pensieri su quel che può essere la vocazione nostra di Fratelli della Carità perché capisco bene che è finita la fola di dire agli altri fate … fate … siate … siate: ci vado cascando dentro tutto e ne ringrazio il Buon Dio … Poi andiamo dal Vescovo … c’è anche Don Zanni. concelebriamo con il Vescovo – letture programmatiche – Tre di S. Vincenzo! Ci saranno frati e preti – umiltà e donazione (?)

dal diario del 27/9/1972

Quello stesso giorno Don Mario in una lunga e importante riflessione, medita sul nome da dare a questi frati, nome che deve essere soprattutto un programma di vita. Sembra comunque già chiaro che Don Mario sia orientato per Fratelli della Carità. Scrive infatti:

… I Fratelli della Carità = non so come, o meglio lo so benissimo, Dio abbia guidato le cose oggi = S. Vincenzo de’ Paoli – SS. Cosma e Damiano m. -! le letture – il salmo 100!! – non so come chiamarli. Forse i Signori della Carità! In un certo senso mi piacerebbe: anche … il Signor Vincenzo chiamò (o furono chiamati i suoi) i Signori della Missione. C’è tutta la nobiltà e ricchezza del termine. Forse i piccoli Fratelli della Carità. Anche questo mi piacerebbe perché ci ricorda un grande Santo: Carlo de Foucauld. E’ tutto un programma. (a parte che … ci sono alcuni “giganti” che farebbero un po’ dire qualcuno). Don Dino Torreggiani vorrebbe farne dei Servi della Chiesa. Forse anche questo termine è molto pieno di significato, ma ci sono già loro: una certa parentela e affinità mi pare che ci sia; però c’è anche qualche cosa che li distingue… Ci sono anche i ‘Miles Christi’ di Giuseppe Lazzati di Milano che ci potranno aiutare un poco…

26 – scritto del 27/9/1972

Di questi primi Giorgio Predirei è partito per il Madagascar l’ 11/11/1972 e Romano Zanni per l’India il 25/11/1972, gli altri prenderanno altre strade.
E’ tra gli ausiliari delle Case che nasceranno poi alcuni giovani desiderosi di seguire il Signore come Fratelli, anche se delle linee concrete ancora non ci sono: stanno un po’ nelle Case, vanne anche all’Ospizio e vengono seguiti da Don Mario con ritiri e revisioni.
L’obbedienza alla superiora nella vita di Casa non corrisponde al progetto di Don Mario per i Fratelli.

Da quando si è aperta la Casa propria dei Fratelli della Carità all’Eremo della Macchiaccia, come Casa di formazione di incontro (di indipendenza da un clima troppo patriarcale che può affermarsi in certe Case della Carità), soprattutto di preghiera, i Fratelli della Carità cercano di seguire anche la pista monastica

da una bozza de regolamento del 17/9/1984

Don Mario sente in questo periodo la necessità di un “eremo” nel quale formarsi, nel quale vivere uno spirito più monastico per i suoi frati.E sarà sempre a Fontanaluccia che i frati troveranno questo luogo: una vecchia casa, lascito della parrocchia, che pian piano viene restaurata e adattata.
Così il 1 luglio viene aperta la “Macchiaccia”, che è il centro comune e comunitario, in cui ci si occupa soprattutto della formazione dei novizi.
Vennero però subito dei poveri che non potevano essere accolti in una Casa della Carità per problemi di inserimento.
E’ così che Don Mario intuisce che diventeranno i “primi maestri” dei novizi.

Circa un mese prima dell’apertura della Macchiaccia i Fratelli della Carità vengono “approvati” dal Vescovo Mons.
Baroni: “… E’ costituita sotto la tua paternità, direzione, guida, responsabilità, obbedienza, la Comunità dei ‘Fratelli della Carità’, in una casa di Fontanaluccia”. (5/6/1981).

Intanto il seme dei Fratelli in Madagascar porta i primi frutti: due giovani, Maximin e Pascal, dopo il noviziato in Italia, diventano Fratelli il 23 settembre 1988.
Il 7 ottobre 1986, giorno della Madonna del Rosario, frutto dell’amore e della sofferenza di Don Mario, si apre ad Albinea la Casa di Preghiera dei Fratelli.

In questa Casa i Fratelli si dedicano alla contemplazione a beneficio di tutta la Famiglia delle Case e per aiutare tutti i cristiani a vivere e approfondire la propria vocazione.

Il 14 febbraio 1989 sotto la protezione del SS. Cirillo e Metodio, chiamati al Servizio della Diocesi di Modena, si apre a Cognento una “Casa di accoglienza”: qui i Fratelli si dedicano in particolare all’accoglienza dei terzomondiali.
Il Fratello della Carità è chiamato dal Signore a seguirlo più da vicino, consacrandosi a Lui con il dono-impegno di vivere i voti di povertà, castità ed obbedienza.

Il Fratello della Carità pone sempre al primo posto Dio, perché illumini e armonizzi tutta la vita: “…sono venuto per cercare veramente Dio, sarò premuroso nel culto e nel servizio di Dio, sono venuto per obbedire, sono pronto anche agli obbrobri”.
(dall’art. 1 del Regolamento provvisorio dei Fratelli della Carità).

Questo primo aspetto fa vedere come i Fratelli, nel servizio di Dio si rifanno alla pista benedettina e cercano fra loro di vivere sempre nello spirito dell’obbedienza per vincere l’autonomia e attuare nella sottomissione gli uni agli altri una vera comunità.
Cercare prima di tutto il Signore e la sua presenza è la pista carmelitana che per il Fratello della Carità si incarna nel servizio e nel rapporto con i poveri e nella liturgia delle tre Mense. Dice Don Mario:

 … è la medesima ricerca di Dio e della sua gloria ma non quella dell’ascensione verticale, ma della discesa od espansione orizzontale che rispecchia il dinamismo pellegrinante dell’Incarnazione del Verbo di Dio: quindi non clausura ed estraneità al mondo, ma apertura e immersione nel mondo… Carmelo attivo quindi ma nella continua ansia contemplativa o contemplazione attiva fuori del chiostro con oggetto immediato Cristo nei poveri… è una continua ascensione verso Dio sulle ali della contemplazione e azione; con la precisa clausola e condizione che: tanto si vola quanto le due ali crescono insieme e sono equilibrate, senza alcuna accentuazione per l’una o per l’altra, pena l’impossibilità di volare

26 – scritto del 27/9/1972

Il Fratello della Carità è pure chiamato a percorrere la pista monastica di S. Basilio, stando “sospeso alla memoria di Dio”, evitando di avere alla mente dissipata per vivere con sollecitudine il comandamento dell’Amore che si attua nella luce delle 14 Opere di Misericordia.
Il Fratello della Carità cerca di vivere la presenza di Dio, la giornata è scandita da momenti di preghiera di lode a Dio e di servizio ai fratelli.
Il Fratello della Carità accoglie con gioia le mansioni affidategli, avendo cura degli strumenti di lavoro.

Cerca di coinvolgere gli ospiti nelle attività dando loro l’occasione di vivere con responsabilità la vita di comunità.
Cerca di fare accoglienza senza mai escludere nessuno, badando soprattutto a dare nutrimento all’anima (…cercherà di scoprire un qualche spiraglio di lucidità per versarvi qualche goccia di amore di Dio, alla Madonna e ai Santi …).

Cerca di fare accoglienza-apostolato ai giovani, per aiutarli a scoprire la volontà di Dio.
Il Fratello della Carità deve realizzare la sua vocazione comunitariamente, con la Famiglia e con la Chiesa e nella continua ricerca della lealtà, schiettezza e sottomissione.

Le strade in cui si realizza la sua vocazione ai preti malati e per il servizio liturgico; come Fratello alla Macchiaccia luogo di formazione e di più intensa vita monastica; come Fratello Diacono per il servizio, anche ministeriale delle tre mense; come Fratello sacerdote con il particolare taglio delle Case della Carità, ponendosi al servizio delle esigenze spirituali della Famiglia e della diffusione della Casa della Carità; come Fratello missionario, per la diffusione in tutto il mondo della Civiltà dell’amore.
(cfr. Man. Pag. 139).

i rami

I Congregati pur essendo distinti nei vari Rami germogliati dalle diverse chiamate alla sequela di Cristo, sono uniti dalla comune radice battesimale e dalla partecipazione allo spirito delle Case della Carità, alle tre mense della Parola, dell’Eucaristia e dei Poveri…

decreto di approvazione del 1987

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