Ausiliari

Gli ausiliari sono fedeli che s’impegnano con una certa continuità a vivere la vita piena della Casa della Carità offrendo la loro opera in tutto quanto è richiesto durante la giornata e si impegnano a vivere e testimoniare lo spirito delle Tre Mense anche fuori dalla CdC.

I Collaboratori e gli Ausiliari sono il primo Ramo nato dal cuore di Don Mario, quelli che hanno dato vita alla prima Casa della Carità e dai quali sono nati poi i vari altri Rami. Nei primi tempi però non avevamo questo nome, erano i parrocchiani che, aiutati dal parroco, avevano accolto il dono prezioso della presenza dei poveri che la parrocchia doveva custodire come i tesori più cari. E’ così che a Fontanaluccia il 28 settembre del 1941 si apre l’Ospizio, e tutti i parrocchiani, in modi diversi, chi facendo un’offerta, chi portando qualcosa, chi dando un po’ del suo tempo, partecipano alla vita della Casa. (cfr. speciale Madonna del Camine 1982). Nell’84 Don Mario, approfondendo lo spirito della nostra famiglia dice:

… dall’ esigenza di base, cioè nella piccola comunità parrocchiale, si vede opportuno l’inserimento nel tessuto parrocchiale di un gruppo di poveri che formano una loro famiglia attorno a Cristo-Eucaristia. Tre-quattro poveri con Cristo fanno una famigliola; ci vuole qualcuno che … faccia compagnia a Cristo e ai poveri. Nasce spontaneamente un volontariato che si chiama aiutanti, ausiliari …

42 – “la ‘nostra’ famiglia nasce dal basso” 14/11/84

E prima, nel 1951 dice:

… Mi pare che un organismo simile che non calcola su alcuna consistenza patrimoniale per vivere, perché si fida della Divina Provvidenza …; ancorata ad una assistenza nelle Case della Carità, che diventa preziosa presenza di Cristo nei fratelli sofferenti, coi quali si divide in qualche modo il vitto, l’alloggio, le gioie e le ansie, possa costituire un buon fermento di santità nei singoli e un modesto apporto al rifiorire della comunità cristiana nel mondo

9 – doc. C “La Casa della Carità” 24/11/51

Inizialmente, la distinzione tra Cooperatori e Ausiliari, non c’era, è solo nell’Approvazione del Regolamento del ‘56 che si dividono i membri della Congregazione Mariana in sezioni, cominciando a parlare di Cooperatori e di Ausiliarie, intendendo per Cooperatori “i normali Congregati Mariani divisi per sesso” (Art. 4 par. 3 del Regolamento provvisorio della C.M. d. C.d.C.);

scrive a questo proposito Don Mario:

… si è andata formando una specie di gradualità nelle varie persone che prestano la loro opera per la Casa: … a) dei preziosi collaboratori o aiutanti generici che si configurano in benefattori, visitatori, oranti, sostenitori …

43 – “Cos’è la Congregazione Mariana e com’è la nostra” 8/8/83

e intendendo per Ausiliarie persone che si fermano stabilmente nella Casa e che si aggregano ad essa con uno stile il più vicino possibile alla vita delle Case della Carità e alle sorelle Carmelitane Minori. Dopo gli anni 1960 si delinea la figura di un Ausiliario, che come dice Don Mario:

… mentre qualcuno degli Ausiliari considera la possibilità di continuare per un certo tempo o per sempre nel servizio, si scopre anche la sacralità di quella prestazione a cristo nella sua multiforme presenza: nascono i ‘Crocifissi’ che sono un “ministero istituito e benedetto dal Vescovo …

42 – “la nostra famiglia nasce dal basso” 14/11/84

In uno scritto dell’anno prima diceva:

… dei fedeli che s’impegnano con una certa continuità a vivere la vita piena della Casa (dalla prima ufficiatura del mattino a quella conclusiva della sera) o a qualche parte di essa, e a partecipare ad altre pratiche cristiane (Rosario, Adorazione, Via Crucis) e offrono la loro opera di ausiliariato in tutto quanto è richiesto durante la giornata. Chi si ferma stabilmente per vari giorni, o può partecipare in giorni scelti fra la settimana, può aderire alla Famiglia anche con un segno esterno e sono i “Crocefissi”. Viene loro consegnato un Crocefisso benedetto e prendono parte alla vita della Casa anche come investiti e incaricati dalla Chiesa per il servizio dei Poveri – pare questo un “ministero” di fatto a servizio dei poveri che si esercita per mandato della Chiesa

da ‘Cos’è una Congregazione Mariana e com’è la nostra ’ 1983

Come segno distintivo di questo mandato il Vescovo consegna un crocefisso, che invita l’Ausiliario a mettere il Cristo sofferente, presente nei più poveri, al centro della propria vita ed a diffondere lo spirito delle 3 Mense là dove è chiamato a vivere. 

Oggi, con le nuove Costituzioni, il Crocifisso è anche il segno che distingue gli Ausiliari dai Cooperatori.
Il Ramo degli Ausiliari, che attualmente conta circa 500 membri (il numero è approssimativo in quanto non si sa bene la data in cui si è incominciato a dare il Crocifisso, la prima consegna accertata è nel 1961), ha un suo responsabile che è scelto fra uno dei fratelli sacerdoti. Un modo particolare di partecipare alla vita delle Case della Carità è la Leva.

La Leva cominciò come possibilità per le ragazze di mettere, a disposizione dei fratelli più bisognosi, un periodo della loro vita.
Dice il regolamento:

Si pensa che in molte parrocchie dove numerose ragazze, qualche volta senza nessuna preparazione e in troppo giovane età, partano per il servizio domestico o per il lavoro, alcune giovani ogni anno potrebbero con l’aiuto di Dio e la benedizione della Vergine, dedicare un anno della loro giovinezza anche al servizio dei fratelli infelici. Si spera con buon frutto e profitto spirituale delle medesime

Art. 72 della Regola del ’56

Guardiamo cosa dice Don Mario in alcuni scritti: 

… E che dire dei vantaggi in questo interrompimento dal lavoro usuale, dalla famiglia, da una cerchia di amicizie, più o meno pericolose, da ambienti spesso deleteri, per andare a vivere per un certo tempo in tutt’ altro clima?
Perché si andrebbe in luoghi che hanno tutta una loro impostazione di ordine soprannaturale, dove è possibile una vita di pietà ordinata e nutrita, e una serie di prestazioni caritative che possono molto positivamente influire nella formazione di giovani generazioni, dall’orientamento per la scelta dello stato, nella preparazione alla vita qualunque essa sia. Dunque la leva; senza costrizioni certo, un volontariato – Ma tale che sia veramente utile. … dopo qualche settimana si possono inviare le reclute ad appositi centri di formazioni, adatti alle varie attitudini, dopo un paio di mesi sono pronti per un servizio di ausiliariato affiancati a veterani o a votati. Qualcuno può fare la firma e rimanere un tempo maggiore del consueto di Leva; qualcuno può rimanere sempre, se ci ha trovato “gusto” e se ha scoperto in lui qualche segno sicuro di vocazione

la Leva ultima stesura 18.4.58

Proprio in linea con questo linguaggio “militaresco”:

… la difesa del nome di Gesù Cristo, che diventa poi l’Apostolato del Salvatore, va fatta in clima e atteggiamento anche militaresco, nel senso più nobile della parola … Del resto è nel sacramento della Cresima che troviamo la fonte di questa nostra qualifica: siamo costituiti soldati; cioè difensori e propagatori del nome di Cristo che abbiamo acquisito nel battesimo. E’ dalla infusione dello Spirito Santo e dai suoi Doni che dobbiamo ricavare il coraggio cristiano. I Doni ci debbono (e di fatto lo fanno se non poniamo ostacoli) trasformare, come trasformarono gli Apostoli e questa è la caratteristica più appariscente nella Pentecoste: da timidi e vili che erano … balzano in primo piano … affrontando apertamente il mondo …

da ‘Educare al coraggio 5.1.1958

Sempre a proposito della Leva c’è uno scritto che dice:

… con le caratteristiche di un vero esercito organizzato: Centri di reclutamento = Esame e indagine di personalità e attitudini Smistamento ai centri di formazione Due mesi di preparazione intensa: Spirituale Liturgica Disciplinare nelle Case della Carità Sociale – pedagogica Apostolica … servizio attivo nelle parrocchie – Diocesi – istituti – fabbriche – Sempre coordinati da un “distretto” o “caserma” dove si rientra o ogni giorno o saltuariamente quando si è in missione – per il ritiro – rigoroso di un giorno intero …

la Leva 11.11.1960

Pian piano la Leva si è sviluppata in una dimensione più vocazionale: 

… è un periodo di tempo in cui un ragazzo o una ragazza, vivendo stabilmente nella Casa della Carità, cerca di approfondire il rapporto con il Signore e di scoprire il progetto d’amore che il Signore ha per lui!

Costituzioni Art. 7 par. 2

Scoprire il progetto d’amore del Signore è lo stesso scopo che anima i ritiri vocazionali, che Don Mario proponeva alle ragazze già dai primi anni 1960. 

Don Mario li chiamò in seguito ritiri per “indiziati” usando questo termine per indicare persone nelle quali si intravedevano germi particolari di vocazione e stabilì di farli almeno una volta all’anno, il mercoledì della settimana Santa, per approfittare del bagno di grazia che si vive in quei giorni, così ricchi liturgicamente e spiritualmente. 

Il termine “indiziati” non voleva indicare una “caccia al frate o alla suora”, ma voleva sottolineare come l’invito a partecipare a questi ritiri non doveva essere rivolto a tutti indistintamente in quanto indicava piuttosto un invito a “fiutare” nelle persone quali indizi, quei doni particolari che hanno, bisogno di essere messi a fuoco per poter permettere alle persone di capire verso quale strada vocazionale il Signore li chiama.

Negli ultimi anni si è pensato di proporre questi ritiri con più frequenza e regolarità, in un primo tempo solo per le ragazze, poi, dalla fine del 1988 si sono uniti anche i ragazzi, sia per permettere ai Fratelli Sacerdoti di seguirli, sia per una maggiore ricchezza di scambio.

i rami

I Congregati pur essendo distinti nei vari Rami germogliati dalle diverse chiamate alla sequela di Cristo, sono uniti dalla comune radice battesimale e dalla partecipazione allo spirito delle Case della Carità, alle tre mense della Parola, dell’Eucaristia e dei Poveri…

decreto di approvazione del 1987

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