Parrocchialità

La Casa della Carità è dunque una famiglia della Parrocchia e vive di ciò che dà la Parrocchia; cerca di partecipare ai momenti più importanti della vita della Parrocchia: Eucaristia, catechesi, incontri…

E’ la Parrocchia quindi che si prende cura della Casa. Sono il Parroco e i cristiani che si preoccupano dei bisogni materiali e spirituali dei poveri accolti e della Casa.

Per questo don Mario, fondatore delle Case della Carità e Parroco, ha riconosciuto nella Casa 5 caratteristiche fondamentali:

  • é lievito per la comunità: “fermento di ricostruzione comunitaria” un aiuto a ricreare la comunione e l’unità della comunità intorno a Cristo.
    Un ritorno ad una vita comunitaria come veri fratelli, come insegna il Vangelo (Ef 4.1-16).
  • è una grande coperta, “lenzuolo che copre una moltitudine di peccati (Pv 10.12; 1Cor 13,7; 1Pt 4,8): il Signore perdona molto a chi ama molto.
    Ogni gesto di carità diventa mezzo di conversione, di ritorno a Dio.
  • é una risposta di amore al male che c’è nel mondo: “parafulmine come ci sono tante case dove si progetta e si lavora per fare il male (nights, fabbriche di armi, ecc.), case dove si sfrutta e s’inganna l’uomo, così ci devono essere luoghi dove si soffre, si prega, ci s’impegna a vivere la fraternità evangelica.
    La sofferenza dei poveri si unisce alla Passione di Gesù per salvare il mondo (Mt 8,16-17; Col 1,24; 1Cor 1,23).
  • è una scuola e un allenamento alla carità e fraternità cristiana: “palestra per imparare a vivere in ogni luogo la Carità e le 14 Opere di Misericordia.
  • è una dimostrazione della Provvidenza di Dio: “fiducia nella provvidenza si vive di assoluta carità come segno di abbandono e fiducia nel Signore che non fa mancare mai nulla ai suoi poveri e a chi si fida di Lui.

Nella Casa della Carità il Parroco, le suore o i frati, i volontari, fanno da padre e da madre ai fratelli più soli e poveri (handicappati, anziani, malati mentali, spastici…) che sono accolti, cercando di vivere insieme come in famiglia con carità cristiana.
Vivono continuamente con loro, amandoli e curandoli premurosamente, assistendoli e confortandoli nelle loro pene, pregando con loro e per loro e ricreandosi con loro.

I poveri, le suore e i frati, i volontari partecipano alla vita di casa come possono, condividendo tutto: preghiera, lavoro, riposo, festa, gioie, difficoltà, per poter raggiungere una comunione piena.

Attraverso un dialogo sincero si cerca di conoscersi, ascoltarsi, amarsi gli uni gli altri, come fratelli e sorelle: per questo la Casa della Carità diventa mezzo di evangelizzazione: “da questo sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13.35).

Per costruire la fraternità è necessario trovarsi insieme, comunicarsi i problemi, per chiarirli e condividerli, mettere in comune le proprie esperienze di fede, i desideri e le paure, le sofferenze e le gioie.

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