Aspetto Carmelitano

La Pista Carmelitana è un pò entrata nella mia vita per una serie di circostanze, non so come specificarle, se non almeno per me, provvidenziali. Sono nato nella Parrocchia di Santa Teresa di Gesù di Reggio Emilia. Non esistendo allora nè in città nè in Diocesi alcun convento di Carmelitani scalzi, l’unico motivo ispirante per me che frequentai la parrocchia da 6 a 17 anni era il grande quadro dell’abside della mia chiesa dove risplende tutt’ora una Gloria di S. Teresa: con la Madonna, S. Giuseppe e addirittura la SS.ma Trinità.
… il servizio al Duomo e la presenza di Don Zannoni, mi resero famigliare la “Beata Giovanna Scopelli” il cui corpo pare fosse stato rinvenuto … nell’orto o nei pressi di S. Teresa.
Durante il seminario (entrai credo l’anno della canonizzazione di S. Teresa del B. Gesù e alla morte di suor Elia di Bari). Fu un continuo scoprire la piccola santa di Lisieux nelle numerosissime pubblicazioni che fiorirono in quegli anni: alcune di eminenti e profondi scrittori.
Santa Teresa d’Avila … l’avevo già conosciuta da aspirante di Azione Cattolica, quando nel preparare la Bibliotechina del S. Tarcisio, circolo cattolico della mia parrocchia, avevo scoperto la vita e le opere in una edizione della Collana dei Carmelitani di Milano (l’Eucaristica?!?). Credo che il mio parroco poi me ne facesse dono quando entrai in seminario… (omissis) … parroco a Fontanaluccia trovai la festa principale della B.V. del Carmine

36 – “Pista Carmelitana” del 19/11/83

Nell’omelia del 15/7/65, 34° anniversario della sua ordinazione sacerdotale diceva:

… La Madonna del Carmine è stata un’indicazione del Signore, potevamo prendere un’altra Madonna. Io potevo andare in un’altra parrocchia dove era onorata un’altra Madonna e il Rosario mi avrebbe dato delle indicazioni per capire l’Ordine Domenicano. Ma siccome il Signore mi ha mandato qui dove da centinaia di anni si festeggia la festa del Carmine … omissis … si vede che è del Carmelo che dobbiamo prendere sostentamento. Dio fin dall’eternità sapeva che pian piano avremmo dovuto penetrare lo spirito carmelitano, prendere le mosse dai carmelitani, perchè questo era praticamente la nostra consistenza …

23 dagli appunti di una predica del 15/7/1965

Le caratteristiche della spiritualità carmelitana sono la Gloria di Dio, la sua lode, la ricerca della solitudine con Lui, in una dimensione contemplativa e di orazione in una vita di clausura e di separazione dal mondo: in Dio si servono veramente, totalmente, efficacemente tutti i fratelli. (cfr. Manuale pag. 36).
Nella Casa della Carità c’è la medesima ricerca della Gloria di Dio. Leggiamo nell’intenzione della domenica:

“… Intenzione generale: la Gloria di Dio, la Lode e il ringraziamento … la preghiera è il nostro mestiere, la nostra vita…”

Quindi il primato è di Dio e tutta la vita della Casa vuole cantare le lodi del Signore, vivere nell’unione piena con Lui:

… La ricerca della solitudine con Dio per trovarlo, per trovare Lui Solo!
La solitudine per l’incontro con Dio per distendersi davanti a Dio come davanti al sole; per prendere da Lui, quello che Lui vuole darci…

dagli appunti di una predica del 15/7/65

Però nella Casa della Carità questo primato lo si vive nella ricerca ed incontro con Cristo amato e servito nei Poveri:

… Ed avendo Gesù nella sua incarnazione scelto e prediletto i poveri, sulla sua strada e con il suo aiuto si cerca di incarnarsi totalmente nel mondo come Lui e si cercano i poveri come un modo inventato da Dio per essere veramente incarnati…

26 “Credo che il Signore stia lavorando ..” 27/9/1972

La Casa della Carità è per l’orazione e per la contemplazione: fa accoglienza di tutti i fratelli, ma sempre imbevuta in una continua liturgia che diventa contemplazione e adorazione.
Il Signore ci fa il dono dei poveri, perché, contemplandolo e adorandolo in essi possiamo essere aiutati ad adorarlo anche nel tabernacolo e nella Croce.
Nella preghiera e nell’ascolto della Sua Parola sperimentiamo di essere incapaci, perché appena ci fermiamo davanti al Signore ci viene sonno, siamo distratti dai nostri pensieri, cioè vediamo subito quel poco che siamo. 

Questo diventa la nostra offerta che facciamo al Signore. Nella Casa della Carità non c’è il tempo per fare lunghe ore di meditazione e di riflessione, tante volte non c’è neanche la tranquillità per farlo e non possiamo neanche pretendere che ci sia, ma dobbiamo vivere la contemplazione con le situazioni di povertà e di debolezza che ci sono.

S. Teresa dice di ricercare il Signore nel totale disprezzo del mondo:

… in grande solitudine e nel totale disprezzo del mondo cerchiamo questo tesoro, questa preziosa margherita (della contemplazione)

Cast, 5,1,2

Anche noi ricerchiamo il Signore nella solitudine del disprezzo del mondo: ci uniamo ai nostri poveri che, al di là di tutto quello che hanno o non hanno portano di dentro un male comune che è la solitudine. Riportano anche noi, ci mettono sulla strada della solitudine col Signore, per poter confidare solo in Lui e nella sua misericordia. 

Anche per noi la cosa su cui dobbiamo confidare, non sono i parenti, gli amici, le sicurezze, i soldi, ma soltanto il Signore.
I poveri ci associano, ci uniscono alla loro solitudine: come partecipando all’Eucaristia ci uniamo a Gesù che si offre al Padre, così servendo i poveri diventiamo partecipi del loro silenzio, del loro fare senza di tutto, del loro essere abbandonati. (cfr. Man. Pag. 37)

Questo è l’essere spogliati che ci insegna Gesù che ha scelto di privarsi di tutto, e di annientarsi per indurci a credere solo nella Grazia divina e non nei mezzi umani e naturali. (cfr. 3° Mist. Gaud.)

Il Signore chiede anche a noi questo cammino di spogliazione, di abbassamento, di annullamento di noi stessi per renderci liberi e disponibili.
Il Carmelo vive la clausura e l’estraneità al mondo e per questo è segno e affermazione del primato di Dio e del rifiuto della mentalità del mondo.
Anche la Casa della Carità è segno e affermazione di questo perché vede i poveri con gli occhi del Signore, li riconosce come suoi prediletti e crede nella sua Parola “Beati quelli che soffrono…”.

Per questo non cerca sicurezze perché ha fiducia nella Bontà di Dio e nella Provvidenza; non desidera ricchezze, perché ha scoperto che la povertà è una beatitudine e rende liberi…

Il mondo invece disprezza i poveri, perché sono brutti, stancano, fanno scappare la pazienza, non corrispondono al modello di uomo che la società si è fatta, gli portano tristezza. Il mondo ricerca la sua sicurezza e la sua felicità nelle ricchezze e si affanna per ammucchiare, ma si ritrova sempre più infelice e meno in pace: vede con gli occhi sbagliati. 

Da qui nasce il nostro rifiuto della mentalità mondana, perché ci allontana dal Signore, perché crede in altre cose, ci allontana dai poveri che sono i suoi prediletti.

Allora alla Casa della Carità fare clausura diventa vivere come ha fatto Gesù povero in mezzo ai poveri e con i poveri, nella continua unione col Padre: diventa vivere guardando con i suoi occhi, vedendo al di là con l’occhio della fede.
Anche l’amore per la Chiesa è una caratteristica che la Casa della Carità ha ricevuto dalla spiritualità carmelitana.
Scrive Don Mario:

… ma in qualsiasi evenienza come sono contento di avere avuto questa immensa fortuna di essere nato, vissuto nella Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e aggiungo a scanso di equivoci Romana e Reggiana…
Prego il Buon Dio di darmi questa grazia di morire nella Chiesa questa di oggi che è poi quella di domani e di sempre, con il suo Papa… omissis… con il mio Vescovo… omissis… spero che Dio mi conceda per pura grazia sua di morire anche per la Chiesa…

27 – I° testamento del 24/8/76

E’ il dono più grande che Don Mario sa di aver ricevuto dal Signore: essere nella Chiesa e vivere per la Chiesa. Questo dono è cresciuto, si è sviluppato nella sua parrocchia, trasmesso in modo particolare dal suo parroco che lo ha aiutato a conoscere S. Teresa, patrona della parrocchia. Questa carica di amore per la Chiesa l’ha sempre vissuta, trasmettendola in ogni azione e gesto che compiva e ce l’ha lasciata in eredità.

Per questa eredità, nella Casa della Carità si vive l’amore per la Chiesa che si manifesta nel ricercare sempre il suo mandato, nel non fare mai niente che non sia riconosciuto, avvallato dall’autorità della Chiesa; nell’obbedienza a ciò che essa, nella persona del Papa, del Vescovo, del Magistero ci chiede; nel vivere la Casa della Carità non come espressione di una carità personale, ma come la carità di tutta la parrocchia, di tutta la Chiesa; nell’essere segno e strumento di unità, nel ricercare sempre ciò che unisce, nel difenderla sempre, anche quando è disprezzata, riconoscendo che si è con Cristo solo se si è nella Chiesa.

La Casa della Carità ha anche un amore speciale per i sacerdoti. Anche il Vescovo ci esorta a questo: 

…Voglio aggiungere che ogni Casa della Carità è anche Casa di Fraternità Sacerdotale, a incominciare dalla Casa Madre di Fontanaluccia, il granellino di senape del Vangelo, alla Casa di San Girolamo e a tutte le altre …

dall’omelia del 15/10/87

Un aspetto particolare di questo amore alla Chiesa è la devozione ai Santi che Don Mario ci ha insegnato, andando in giro nelle Chiese per solennizzare le loro feste, per chiedere il loro aiuto per camminare nella via della santità, per essere in comunione con la Chiesa del cielo che già gode della visione della Gloria di Dio.

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