La Casa
della Carità

La Casa della Carità, è nata nel 1941 dall’intuizione di Don Mario, Parroco di Fontanaluccia (Diocesi di Reggio Emilia), per rispondere ai bisogno di assistenza di alcuni membri della parrocchia; una sorta di piccolo Cottolengo, e non fa altro che riprendere ciò che Gesù ha lasciato come eredità alla sua chiesa e che fin dagli inizi le prime comunità cristiane hanno cercato di mettere in pratica: cercare di vivere ascoltando la Parola di Dio, ritrovandosi insieme per l’eucaristia e curandosi dei propri poveri.

Queste Case, però, non sono opere assistenziali ma vanno intese come il naturale completamento della Parrocchia, pensando la Casa come il tabernacolo dove viene accolto Gesù povero; questo tabernacolo viene a completare e ad essere un tutt’uno con il tabernacolo che esiste nella chiesa della Parrocchia.

La Casa della Carità ha al centro della sua vita Gesù Cristo, lodato, contemplato ed accolto in vari modi e diverse situazioni, ma tutto parte da Lui e a Lui ritorna. Vive una dimensione familiare: famiglia tra le famiglie, famiglia della Comunità parrocchiale, in ogni caso è sempre l’aspetto di famiglia allargata che prevale ed anzi rimane unico punto di riferimento sul modo sia di strutturarsi che di organizzarsi.

L’intuizione di don Mario ci porta a riconoscere la nascita della Casa della Carità dentro l’Eucaristia, quindi legata in modo indissolubile alla struttura ecclesiale (Vescovo – Parroco – Case della Carità). Qui si fonda il legame con la Chiesa che la Congregazione Mariana delle Case della Carità deve vivere, come “custode e garante” di questo carisma nelle parrocchie.

La Casa della Carità nasce dalla Parrocchia come espansione dell’Eucaristia in essa celebrata e la Parrocchia non è vera se l’Eucaristia non continua nella carità, che ovviamente può esprimersi anche in altri modi che non sono la Casa della Carità, come prolungamento della Mensa celebrata.

La Congregazione Mariana della C.d.C. è il testimone di ciò che ha visto e vissuto, di ciò che don Mario ha intuito del mistero di Cristo. Come S. Mattia non è stato scelto perché “santo” o migliore degli altri, ma perché testimone della Risurrezione così oggi la Congregazione è chiamata a questa testimonianza delle meraviglie che ha visto di Gesù.

In questo legame profondo con la Parrocchia e la Diocesi, la Casa della Carità deve mettersi al servizio della Chiesa locale, ma come diceva don Mario: ” è la comunità parrocchiale che si vale di operatori anche specializzati e preparati altrove, per una proprio inderogabile presenza con i poveri”. Questa preparazione e formazione “altrove” è compito specifico della Congregazione.
Essa offre alle comunità locali gli strumenti per formare il “personale specializzato” indispensabile alla vita della Casa della Carità, perché sia erede di uno spirito che il Signore ha donato a don Mario, perché sia segno visibile del primato di Dio.

Alla Congregazione spetta il compito di formare i Congregati alla spiritualità dei Tre Pani, perché siano fedeli alla sacralità della Casa, alla sua dimensione liturgica-cultuale e diffondano negli ambienti e nello stato di vita in cui si trovano lo spirito delle Case della Carità.

Essere figli della Chiesa locale, educa nella vita della Casa ad accogliere ogni giorno quel dono grande che è l’appartenenza a tutta la famiglia dei figli di Dio.
Così com’è, anche povera e piccola, spiritualmente ed umanamente, la Parrocchia ci porta comunque a riconoscere che Gesù, per primo, viene a noi con la sua Grazia.
Sappiamo di avere un dono grande da portare e riconosciamo di avere molto da ricevere dalle comunità parrocchiali e diocesane.

La vita di Parrocchia, con i suoi momenti formativi – liturgici – di incontro – di festa, ci aiuta a vivere la nostra fede, la nostra formazione cristiana insieme a tutto il Popolo di Dio.
Questi momenti sono preziosi per la vita della Casa perché ci portano a vivere il nostro Battesimo come tutti i cristiani.

La C.d.C. è la famiglia dove il parroco ed i parrocchiani accolgono i più poveri perché in essi riconoscono Gesù che si dona a noi, come nell’Eucaristia e nella Parola (Gv 13,1-17).
Coloro che sono abbandonati e più bisognosi sono i tesori della Parrocchia, perché in loro possiamo amare, adorare e avere vicino Gesù. Egli è nato povero (Lc 2,1-20), ha fatto del bene ai poveri (At 10,38) ed è morto sulla croce come un malfattore (Fil 2.6-11).

32 – “Come nasce la Casa” del 25/7/83

Nella famiglia della C.d.C. ogni cristiano si impegna a vivere il proprio battesimo nutrendosi con l’Eucaristia, con la Parola di Dio, con il servizio ai fratelli.
Questi tre Pani, uniti in un unico cesto, sono la via per vivere il Battesimo e sono il fondamento della C.d.C..

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